Si possono avere opinioni molto diverse su Morgan come personaggio pubblico. C’è chi lo ama, chi lo critica e chi fatica a comprenderne le continue provocazioni. Ma quando si parla dell’artista, è difficile negare di trovarsi di fronte a un concentrato di creatività, talento, cultura e imprevedibilità. Un ciclone capace di trasformare un concerto in qualcosa che va ben oltre la semplice esecuzione musicale.
La conferma è arrivata giovedì 9 luglio, quando Morgan ha inaugurato Lunaria 2026 nello splendido scenario di Palazzo Venieri a Recanati, davanti a un pubblico che ha fatto registrare il tutto esaurito.
Dopo circa trenta minuti di ritardo, giustificati dagli organizzatori con un “viaggio epico da Reggio Calabria”, il cantautore ha conquistato la platea con uno spettacolo che è stato, prima di tutto, un viaggio nella sua visione dell’arte.
Morgan protagonista assoluto a Recanati
Per quasi due ore Morgan ha alternato pianoforte, voce, racconti e riflessioni, mettendo in mostra tutto il suo straordinario talento musicale. Le interpretazioni, spesso rivisitate con arrangiamenti personali, hanno esaltato sia la qualità della sua voce sia una padronanza del pianoforte fuori dal comune.
Originale anche la scaletta, lontana da qualsiasi logica commerciale. Sul palco si sono alternati omaggi a Umberto Bindi, Giorgio Gaber, Gino Paoli e naturalmente ai brani dello stesso Morgan, in un continuo dialogo tra musica d’autore e cultura italiana.
Il legame con Giacomo Leopardi e la grande letteratura
Essendo a Recanati, città di Giacomo Leopardi, non potevano mancare numerosi riferimenti al grande poeta.
Morgan ha dedicato diversi momenti dello spettacolo a Leopardi, proponendo una personale e affascinante interpretazione della nascita de A Silvia. Non solo. Uno dei momenti più sorprendenti della serata è stato la lunga declamazione a memoria di un’ampia parte del V canto dell’Inferno della Divina Commedia, dedicato a Paolo e Francesca, accolta dal pubblico con grande attenzione e numerosi applausi.
È stato uno degli esempi più evidenti di come il concerto abbia continuamente superato i confini della musica per trasformarsi in un vero spettacolo culturale.
Tra ironia, provocazioni e riflessioni
Come spesso accade nei concerti di Morgan, la musica si è intrecciata con riflessioni personali, provocazioni e momenti di leggerezza.
Non sono mancati interventi sul tema della spiritualità, su Dio e sul senso della vita, così come posizioni espresse con grande decisione su temi di attualità. Durante la serata l’artista ha parlato anche della situazione a Gaza, utilizzando l’espressione “genocidio a Gaza”, mentre al termine del concerto ha concluso con un netto e inequivocabile “Free Palestine”.
Accanto ai momenti più intensi, il pubblico ha potuto apprezzare anche il lato ironico dell’artista. Applausi e risate hanno accompagnato una divertente imitazione di Enrico Ruggeri e un curioso parallelismo musicale che ha finito per avvicinare, con il suo consueto stile anticonvenzionale, Johann Sebastian Bach e J-Ax.
L’omaggio al pubblico di Recanati e il pensiero per Musicultura
Morgan ha più volte elogiato il pubblico presente a Palazzo Venieri, sottolineando quanto raramente gli capiti di esibirsi davanti a spettatori così attenti e partecipi.
“Se tutto il mondo fuori fosse come qui dentro sarebbe un paradiso”, ha affermato durante lo spettacolo, ricevendo un lungo applauso.
Non è mancato nemmeno un riferimento a Musicultura, manifestazione alla quale ha dichiarato di essere molto legato e che gli piacerebbe presentare, aggiungendo con la sua consueta ironia che, evidentemente, “non lo chiamano”.
Quello andato in scena a Recanati non è stato un concerto per tutti, né probabilmente voleva esserlo. È stato uno spettacolo che ha alternato musica, poesia, letteratura, improvvisazione, riflessioni e provocazioni, esattamente come ci si aspetta da un artista che continua a dividere l’opinione pubblica ma che riesce ancora a sorprendere ogni volta che sale sul palco.
Per Lunaria 2026 difficilmente si poteva immaginare un’apertura più significativa. Morgan ha portato nella città di Leopardi tutta la sua genialità, la sua irregolarità e la sua inesauribile voglia di trasformare ogni concerto in un’esperienza unica. Si può uscire dal teatro condividendo o meno le sue idee, ma una cosa appare difficile da contestare: è uno di quegli artisti che non lasciano mai il pubblico indifferente.
Fabrizio Tropeano





