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Musicoterpia tutto quello che c’è da sapere. A confronto con Eugenia Ciampi e Joshua Lorizzo

Eugenia Ciampi e Joshua Lorizzo sono due musicisti e futuri musicoterapeuti abruzzesi. In questa intervista ci spiegano come si sono avvicinati alla musicoterapia.

Innanzitutto presentatevi?

“Sono Eugenia Ciampi, sono all’ultimo anno di musicoterapia, sto per laurearmi. Studio qui a Pescara, sono cantante e sto imparando a suonare tutti gli strumenti che questa professione ci richiede, quindi la chitarra, il pianoforte”.                                                                                                                                      “Mi chiamo Joshua Lorizzo, sono anche io all’ultimo anno di muscoterapia e ci stiamo per laureare in questa professione e sono da prima pianista che poi si è approcciato alla musicoterapia. Anche io sto lavorando, dovendo imparare quelli che sono gli strumenti che competono per la professione di musicoterapeauta”.

Che cos’è la musicoterapia?

Ciampi: “Se posso dare una definizione, ti dico che è l’uso controllato della musica usata per trattamento e è per la riabilitazione di disturbi fisici, mentali o emotivi. Se invece debbo dirti che cosa è per me la musicoterapia, è stare bene con quello che amo, che è la musica. Usarla per stare bene io e per far stare bene le altre persone, tutti, non solo chi è ammalato tra virgolette, ma tutti”.

Quali studi bisogna fare per diventare musicoterapeuta?

Ciampi –Lorizzo : “Per iniziare a fare il musicoterapeuta, ci sono corsi prima che, però, in Italia non hanno diciamo una valenza statale. Quindi c’è questo problema di farselo riconoscere, perché l’Italia in qualche modo è arretrata rispetto all’Europa su questo. Però ci sono anche degli enti pubblici come il conservatorio di Pescara e il conservatorio dell’Aquila, anche se pubblici, che hanno avuto dei problemi per il riconoscimento. Ci sono delle istituzioni che si stanno muovendo per una collaborazione con il Miur per far si che questa professione sia, diciamo, legale a livello statale”. “ Si, il problema principale – ha aggiunto Eugenia Ciampi – è che necessitas sia una formazione musicale, sia una formazione medica–psicologica e, quindi, la difficoltà di riconoscimento della professione”.

Cosa vi ha fatto avvicinare alla musicoterapia?

Lorizzo : “Per quanto mi riguarda io sono stato male quando ero giovane. Ho frequentato  molti ambienti ospedalieri e la musica mi ha aiutato in primis, in qualche modo ad uscire, a staccare un po’ la spina, aiutandomi a passare le giornate. Lì, mi sono informato, ho visto che esisteva veramente una musicoterapia che non era solo quello, non era solo svagarmi o farmi stare meglio ma potevo far stare meglio altre persone. E quindi, questa possibilità di poter fare qualcosa per gli altri oltre che per me, avendolo vissuto come disagio, è il motivo che mi ha fatto avvicinare alla musicoterapia”.

Su quali siti web e libri si possono trovare informazioni in merito alla musicoterapia?

Ciampi: “Come siti c’è il sito ufficiale della Federazione Italiana Musicoterapeuti che è www.musicoterapia.it. Se invece vogliamo andare a livello mondiale c’è www.musictherapyword.net. Per quanto riguarda i libri, io ad esempio, di recente ho letto Ascoltare L’universo che non ci parla direttamente di musicoterapia, ma piuttosto di come la musica è in tutte le cose del mondo “.

È una professione sanitaria?

Ciampi: “Si, è una professione sanitaria, ma in Italia non è riconosciuta ancora come tale. Possiamo affermare che è una professione sanitaria perché le tecniche utilizzate nella musicoterapia hanno base scientifica. Possiamo citare dei dottori quali la Montalcini, Bermudez, Benenson, Norbef Robins che sono insomma, tra psicologi, ricercato, varie figure comunque dell’ambito sanitario”.

In quali patologie la musicoterapia può portare benefici?

Lorizzo “Diciamo che come patologie, in cui si può interfacciare la musicoterapia, ce ne sono tante perché il range di età su cui può svilupparsi va dal bambino appena nato, addirittura pre-natale, fino a persone che stanno affrontando la vecchiaia. Quindi le patologie con cui si può interfacciare la musicoterapia sono più che altro malattie piuttosto mentali che fisiche. Per esempio possono essere l’autismo nei giovani, la sindrome di down. Nell’età avanzata può essere il Parkinson, l’alzheimer, sempre nell’età evolutiva l’adhd, problemi di apprendimento, tutto quello che è collegato al cervello e che, semplicemente, è sempre la radice di tutti quelli che possono essere i problemi”.

Nella musicoterapia sono maggiormente ricettivi i bambini, gli adulti o gli anziani?

Ciampi: “Come ha appena detto Joshua, la musicorapia può essere utilizzata veramente in tutte le fasce d’età. Anche nella pre-natalità, nella pancia fino all’età senile”.

Quali strumenti si usano in una seduta?

Ciampi – Lorizzo: “Lo strumentario che viene utilizzato da un musico-terapeuta è in particolare lo strumentario orf, si chiama così. Utilizziamo almeno uno strumento polifonico per creare l’armonia e in generale vengono utilizzate piccole percussioni, xilofoni, strumenti monodici e uno strumento che non va trascurato è la voce. Con la voce ci si interfaccia con il paziente in modo irrepetibile da qualsiasi altro strumento, accompagnando la voce con lo strumento polifonico; come diceva Eugenia, può essere la chitarra o un pianoforte, è quello che ti fa entrare di più nella sfera e nel problema del paziente, che uno ha davanti”.

È necessario che il paziente sia un musicista?

Lorizzo: “Diciamo che meno musicista è il paziente, meglio è; questo perché da ciò si evince che tutto quello che il paziente farà durante la seduta non sarà veicolato da qualcosa di musicale o di qualche conoscenza musicale, ma piuttosto, tutto quello che fa in seduta deriva dal tipo di dinamica o puramente da psicologia; tutte cose da cui noi possiamo trarre informazioni per aiutarlo nel miglior modo possibile”.

Musicoterapia: confronto tra l’Italia e l’estero?

Lorizzo: “Come dicevo prima, l’Italia è un po’ arretrata rispetto all’estero perché, per esempio, per citare Beneson sia l’Argentina che il Sudamerica sono già avanzati. Per quanto riguarda l’Europa a Londra, nel Nord Europa, in Norvegia, in Svezia già funziona la musicoterapia, anche in Spagna, quindi Paesi non lontani da noi. L’Italia purtroppo, è ancora un po’ arretrata in questo, tranne l’Agenzia delle Entrate che ha già riconosciuto la professione come statale da cui si possono detrarre le tasse. Quindi è solo questione di qualche anno per metterci al pari con l’Europa come sempre, come tutte le cose che competono all’Italia, diciamo che questo è il confronto che possiamo fare”.

Volete aggiungere altro?

Ciampi –Lorizzo. “Guarda, ti possiamo raccontare quello che stiamo facendo in questo momento. Stiamo per iniziare dei seminari nelle scuole della provincia di Pescara per far conoscere ai ragazzi la musicoterapia, sia come clienti di essa, quindi, appunto, con la possibilità di sperimentarla sulla propria pelle, sia potendo imparare proprio come la si mette in atto un po’. Il prossimo anno (2020) –ha detto Lorizzo si terrà il congresso internazionale di musicoterapia a cui il conservatorio di Pescara parteciperà con i nostri studenti della nostra classe e quello è anche un bellissimo modo per vedere come la musicoterapia è potente e come è vera , come è una professione sanitaria a base scientifica e seria e dovrebbe essere riconosciuta e in qualche modo mandare forti segnali all’Italia per mettersi al pari e riconoscere questa professione e portarla avanti”. Poi a tutto questo Eugenia Ciampi ha aggiunto: “Sono sempre stata molto legata alla musica, in particolare al canto, ma con una bassa autostima e difficoltà a cantare in pubblico. Nel periodo più difficile vissuto fino ad oggi, mentre ero incinta del mio primo figlio, ho cercato pace e conforto nella musica. E li ho trovati. Ho trovato forza, gioia, e il coraggio di riaprirmi al mondo, senza più nascondere la parte più vera di me. Solo anni dopo mi hanno parlato della musicoterapia, e anche stavolta ho esitato prima di farmi coraggio e scegliere di mettermi in gioco, ma ad oggi dico che non avrei potuto scegliere meglio. Molte volte ciò che più ci spaventa è proprio ciò di cui abbiamo bisogno per crescere”.

di Tatiana Chiarini

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