Le Marche si confermano una delle regioni più virtuose d’Italia nel settore vitivinicolo, conquistando un primato che non passa inosservato: quasi il 40% dei vigneti regionali è oggi certificato biologico.
Un dato che certifica non solo una crescita importante, ma anche una vera e propria trasformazione del comparto verso modelli sostenibili e sempre più richiesti dai mercati internazionali.
Le province trainano la rivoluzione bio
A guidare questa svolta è la provincia di Ascoli Piceno, dove oltre il 60% della superficie vitata è biologica. Un risultato legato anche alla presenza di denominazioni di grande valore come Offida, Rosso Piceno, Falerio e Terre di Offida.
Subito dopo troviamo Ancona, con il 55% dei vigneti bio, territorio simbolo di eccellenze come il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il Conero e la Lacrima di Morro d’Alba.
Seguono Macerata con il 45%, grazie a produzioni di rilievo come il Verdicchio di Matelica e il Serrapetrona.
Chiudono la classifica Pesaro e Urbino e Fermo, entrambe oltre il 35% di vigneti biologici, con denominazioni sempre più apprezzate come Bianchello del Metauro, Passerina e Pecorino.
Numeri record: +71,5% di operatori bio in 10 anni
I dati diffusi durante Vinitaly raccontano una crescita impressionante:
- +71,5% di operatori biologici tra il 2015 e il 2024
- Circa 7.000 ettari bio su oltre 17.500 complessivi
- 44% delle aziende vitivinicole ormai orientate al biologico
Un cambiamento strutturale, che dimostra come la sostenibilità non sia più una nicchia, ma una scelta strategica per il futuro del vino marchigiano.
Le Marche oltre gli obiettivi europei
La regione non solo guida la classifica italiana, ma supera anche i target fissati dall’Unione Europea.
Oggi infatti il 29,6% della superficie agricola utile è biologica, contro una media nazionale del 20,2%, andando oltre il 25% previsto dalla strategia Farm to Fork.
Un risultato reso possibile anche da investimenti mirati: oltre 135 milioni di euro destinati al settore attraverso il Complemento per lo sviluppo rurale.
Il vino marchigiano conquista i mercati globali
Con 21 denominazioni tra Dop e Igp, il vino delle Marche si conferma ambasciatore di qualità, biodiversità e rispetto per l’ambiente.
Un posizionamento che funziona soprattutto nei mercati più evoluti come:
- Nord Europa
- Nord America
- Giappone
Dove la domanda di prodotti biologici continua a crescere anno dopo anno.
Il Distretto Bio più grande d’Europa è nelle Marche
Un altro dato chiave riguarda il cosiddetto Distretto biologico regionale:
- 135.000 ettari in regime bio
- +113,5% di crescita dal 2015 al 2024
- 35 certificazioni Dop e Igp complessive
Un ecosistema unico in Europa, che rappresenta una leva fondamentale per aumentare competitività e redditività delle imprese locali.
Obiettivo: più valore e più enoturismo
La sfida ora è trasformare questo primato in opportunità economiche concrete.
Il biologico non è più solo sostenibilità, ma anche marketing territoriale, capace di rendere le Marche sempre più attrattive anche dal punto di vista enoturistico.
Un percorso che punta a rafforzare l’immagine della regione come sistema integrato, dove ambiente, economia e turismo convivono in equilibrio.





