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Una notte di jazz totale a Macerata: improvvisazione, leggenda e magia all’Orto dei Pensatori

La seconda giornata del Macerata Jazz Summer 2026 ha confermato la vocazione del festival nel trasformare la città in un vero e proprio crocevia di linguaggi musicali contemporanei e tradizione jazzistica.

L’occasione è di quelle importanti, perché la rassegna celebra i trent’anni del Premio Internazionale Massimo Urbani, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del panorama jazz italiano, dedicato alla memoria del grande sassofonista marchigiano.

In questo contesto, la serata di venerdì 12 giugno all’Orto dei Pensatori dell’Università di Macerata ha assunto un valore simbolico oltre che artistico, regalando al pubblico un’esperienza musicale di altissimo livello immersa in una cornice semplicemente perfetta.

L’Orto dei Pensatori: un luogo che diventa strumento musicale

Uno degli elementi più sorprendenti della serata è stato senza dubbio il contesto. L’Orto dei Pensatori, con la sua atmosfera raccolta e la sua struttura naturale incastonata nel cuore dell’università, ha offerto una dimensione quasi sospesa nel tempo.

L’acustica, in particolare, si è rivelata semplicemente impeccabile, al punto da diventare parte integrante dell’esecuzione musicale.

Ogni sfumatura sonora, ogni respiro degli strumenti e ogni variazione dinamica è arrivata al pubblico con una chiarezza rara, trasformando lo spazio in un vero amplificatore emotivo. Un ambiente che non si limita a ospitare la musica, ma che la accompagna e la esalta.

Duet feat. Jerry Popolo: tre musicisti, un unico linguaggio

Sul palco si è presentato il progetto “Dalla canzone al jazz”, guidato dalla voce di Emilia Zamuner, affiancata dal contrabbasso di Massimo Moriconi e dal sax tenore di Jerry Popolo.

Tre personalità musicali profondamente diverse, ma capaci di trovare un equilibrio raro e prezioso. Il risultato è stato un dialogo continuo tra improvvisazione e scrittura, tra libertà espressiva e struttura, in cui ogni musicista ha saputo ascoltare e rispondere all’altro con naturalezza sorprendente.

L’interazione tra i tre è stata uno degli aspetti più riusciti del concerto, con passaggi improvvisativi di grande intensità alternati a momenti di raffinata costruzione armonica.

Massimo Moriconi: una leggenda vivente del jazz italiano

Tra i protagonisti della serata, Massimo Moriconi ha incarnato la figura del musicista-legenda. Una carriera straordinaria alle spalle, segnata da collaborazioni storiche, tra cui quella lunga quarant’anni con Mina, e una padronanza tecnica del basso e del contrabbasso che continua a stupire per precisione, eleganza e creatività.

Moriconi non è soltanto un esecutore impeccabile, ma un vero architetto del suono, capace di costruire basi armoniche solide e allo stesso tempo aperte alla sperimentazione.

Uno dei momenti più significativi della sua performance è stato l’azzardo creativo di inserire il celebre riff di “Smoke on the Water” dei Deep Purple all’interno di una rilettura di “Besame Mucho”, dimostrando una capacità di contaminazione stilistica brillante e assolutamente personale.

Un gesto che sintetizza perfettamente la sua visione musicale: rispetto della tradizione e coraggio nell’ibridazione.

Emilia Zamuner: la voce come strumento totale

Accanto a lui, Emilia Zamuner ha confermato perché sia considerata una delle voci più interessanti della scena jazz contemporanea italiana, oltre che prima vincitrice del Premio Massimo Urbani.

La sua vocalità va ben oltre il canto tradizionale.

Zamuner utilizza la voce come uno strumento poliedrico, capace di trasformarsi continuamente.

Nel corso del concerto ha simulato strumenti come basso, percussioni e fiati, creando texture sonore complesse e sorprendentemente credibili.

Allo stesso tempo, ha reso omaggio ai grandi del jazz come Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, non attraverso imitazioni fini a sé stesse, ma come veri e propri richiami stilistici rielaborati in chiave personale.

La sua capacità di passare dal virtuosismo tecnico all’interpretazione emotiva ha rappresentato uno dei punti più alti della serata.

Jerry Popolo: energia, precisione e libertà espressiva

Fondamentale anche il contributo di Jerry Popolo, il cui sax tenore ha aggiunto profondità, dinamismo e una costante tensione melodica al concerto.

Popolo ha dimostrato una straordinaria padronanza tecnica, alternando momenti di lirismo puro a esplosioni improvvisative di grande energia.

Il suo ruolo non è stato semplicemente quello di accompagnare, ma di guidare e stimolare continuamente il dialogo musicale, contribuendo in maniera decisiva alla costruzione dell’identità sonora del trio.

La sua presenza ha rappresentato un elemento di equilibrio tra le diverse anime del progetto.

Improvvisazione e dialogo: il cuore del concerto

Ciò che ha reso davvero speciale questa esibizione è stata la capacità dei tre musicisti di costruire un linguaggio comune basato sull’ascolto reciproco.

Ogni brano è diventato un terreno aperto, in cui l’improvvisazione non era semplice ornamento, ma struttura portante.

I passaggi tra le diverse sezioni musicali avvenivano in modo naturale, quasi istintivo, creando un flusso continuo che ha mantenuto alta l’attenzione del pubblico dall’inizio alla fine.

L’equilibrio tra libertà e controllo ha rappresentato la cifra stilistica dell’intero concerto.

Un pubblico partecipe e una serata destinata a restare

Il pubblico, numeroso e attento, ha riempito ogni posto disponibile, contribuendo a creare un’atmosfera calda e partecipata.

L’ascolto è stato silenzioso e concentrato, segno di una proposta artistica capace di coinvolgere senza bisogno di effetti spettacolari superflui.

Alla fine del concerto, la sensazione condivisa è stata quella di aver assistito a qualcosa di autentico e difficilmente replicabile.

Un evento che non si limita a intrattenere, ma che lascia una traccia concreta nella memoria di chi era presente.

Una tappa significativa per il jazz italiano contemporaneo

La serata all’Orto dei Pensatori si inserisce così tra i momenti più riusciti di questa edizione del festival, confermando la qualità della direzione artistica e la capacità del Macerata Jazz Summer di valorizzare tanto i grandi nomi quanto le collaborazioni più ricercate.

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