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Tullio De Piscopo a Macerata: a quasi 80 anni fa impallidire i ventenni. Una lezione di vita e di ritmo!

C’è chi arriva sul palco con l’aria di chi deve dimostrare qualcosa, e chi, come Tullio De Piscopo, ci sale con la naturalezza di chi ha già scritto pagine intere di storia della musica italiana e non ha più bisogno di spiegazioni. Sabato 25 ottobre, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, è andato in scena qualcosa che trascende la semplice dimensione del concerto. “I Colori della Musica”, questo il titolo dello spettacolo inserito nella rassegna Macerata Jazz, è stata una vera e propria festa della vita, del ritmo e del ricordo.

A quasi ottant’anni — un traguardo che pochi batteristi riescono anche solo a immaginare ancora in attività — De Piscopo ha regalato due ore di energia pura (qui un breve video finale), carisma contagioso e un sorriso che sembrava più giovane della sua stessa batteria. Il pubblico, composto da fan storici, curiosi e appassionati di jazz, ha risposto con entusiasmo crescente, travolto da un artista che non conosce la parola “stanchezza”.

Un vulcano di ritmo e di emozioni

Sin dalle prime battute, è apparso chiaro che quella non sarebbe stata una serata “qualunque”. De Piscopo ha aperto il concerto con la consueta carica travolgente, accompagnato da una formazione d’eccezione, in grado di passare con naturalezza dal jazz più raffinato alle sfumature funk e blues, fino a momenti di autentica esplosione ritmica.

Ogni colpo di bacchetta, ogni sorriso scambiato con i musicisti sul palco, raccontava la storia di un uomo che ha vissuto la musica in tutte le sue forme. E mentre il ritmo cresceva, era impossibile non restare colpiti da quella presenza scenica magnetica, quella capacità rara di trasformare un teatro in una piazza, un concerto in una festa.

La musica è colore, è vita, è libertà!” ha gridato a un certo punto De Piscopo, tra un brano e l’altro, conquistando definitivamente il pubblico del Lauro Rossi. E di colori, nel suo concerto, ce n’erano davvero tanti.

Omaggio a Pino Daniele, il “fratello in blues”

Uno dei momenti più toccanti e sentiti della serata è stato senza dubbio l’omaggio a Pino Daniele, il suo “fratello in blues”, come ama definirlo. De Piscopo ha raccontato con emozione il legame umano e musicale che li univa, tra aneddoti di vita vissuta, serate in studio e concerti che hanno fatto la storia della musica napoletana e italiana.

Con tono affettuoso e una punta di malinconia, ha ricordato il lavoro fatto insieme a Formia, dove nacque quella che lui stesso ha definito una “drum conversation” con Pino, un dialogo tra batteria e voce che negli anni è diventato leggenda.

Poi la musica ha preso il sopravvento, e il teatro si è trasformato in un grande abbraccio collettivo. Non c’erano lacrime, ma sorrisi e applausi: il modo migliore per ricordare un amico e un artista che ha segnato un’epoca.

Dal jazz elegante a “Stop Bajon”: 40 anni e non sentirli

Tra un racconto e l’altro, De Piscopo ha guidato il pubblico in un viaggio musicale che ha attraversato decenni di carriera e generi. Dal jazz sofisticato e suadente, con omaggi ai giganti americani come Cab Calloway e James Brown, fino ai ritmi più scatenati e popolari che lo hanno reso celebre.

E naturalmente, non poteva mancare “Stop Bajon”, il brano che negli anni Ottanta portò la sua batteria nei club di mezzo mondo, diventando un piccolo caso di culto anche nella scena elettronica. Quando le prime note sono risuonate nel teatro, l’entusiasmo del pubblico è esploso: un pezzo avanti di quarant’anni, capace ancora oggi di sembrare moderno, pulsante, fresco come allora.

È stato uno di quei momenti in cui si comprende appieno quanto De Piscopo abbia saputo fondere tecnica e istinto, jazz e pop, Napoli e mondo. Un artista capace di unire le generazioni, di parlare tanto agli amanti del groove quanto ai puristi del jazz.

Un viaggio tra ricordi e vita vissuta

Tra un brano e l’altro, De Piscopo ha intrecciato musica e parole, con quella verve tutta partenopea che lo contraddistingue. Ha raccontato del fratello prematuramente scomparso, anche lui batterista, e del dolore trasformato in forza creativa. Ha ricordato l’esperienza straordinaria con Astor Piazzolla, da cui nacque un rispetto reciproco e un sodalizio artistico che ancora oggi lo emoziona.

E poi ancora aneddoti, battute, momenti di leggerezza alternati a riflessioni profonde. Perché Tullio non è solo un musicista, ma un narratore, un custode di storie e passioni. La sua voce racconta la vita come la sua batteria: con ritmo, ironia e una punta di malinconia.

Una “drum conversation” con Pino Daniele: il finale da brividi

Il momento più intenso, quello che resterà impresso nella memoria di chi c’era, è arrivato sul finale. Le luci si sono abbassate, il teatro è piombato in un silenzio quasi religioso, e Tullio ha iniziato una drum conversation dedicata proprio a Pino Daniele. Colpi morbidi, quasi carezze, poi esplosioni improvvise, dialoghi immaginari tra percussioni e voce, tra presente e passato.

In quel momento, sembrava davvero che Pino fosse lì, accanto a lui, a sorridere e a suonare. Il pubblico, immobile e commosso, ha seguito ogni battito, ogni pausa, fino a sciogliersi in un applauso lungo, sincero, liberatorio.

È stato un finale da brividi, uno di quei rari momenti in cui l’arte riesce a farsi ponte tra mondi, tra generazioni, tra la vita e ciò che resta.

Una festa della musica e della comunità

Più che un concerto, I Colori della Musica è stato un rito collettivo. De Piscopo ha suonato, cantato, scherzato, ricordato, coinvolgendo il pubblico come un vecchio amico che invita tutti a casa sua per suonare insieme. In sala, si respirava un’aria familiare, calorosa, tipicamente napoletana ma universale nella sua umanità.

E quando ha salutato il pubblico, dopo oltre due ore di spettacolo, il teatro era in piedi.
Standing ovation, sorrisi, abbracci tra sconosciuti, la sensazione condivisa di aver assistito a qualcosa di speciale. Perché quando la musica è vera, non c’è età, non c’è distanza, non c’è tempo.

Macerata Jazz: una rassegna letteralmente straordinaria

Con questa serata, Macerata Jazz ha confermato ancora una volta la sua vocazione a portare nel cuore delle Marche il meglio della musica d’autore. La presenza di un gigante come Tullio De Piscopo ha dato alla rassegna un respiro internazionale, ma anche un calore profondamente umano.

Nei prossimi mesi il festival continuerà con altri nomi di incredibile rilievo del panorama jazzistico, ma superare la vitalità, la simpatia e la leggenda vivente di De Piscopo sarà davvero difficile. Perché il suo concerto non è stato solo musica, ma un manifesto di passione, un invito a non arrendersi mai, a continuare a battere il tempo, anche quando la vita cambia ritmo.

Tullio De Piscopo ha suonato la vita. E Macerata ha ballato con lui.

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