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Santuario dell’Ambro tra storia, fede e sentieri

Ideale per cercare refrigerio nelle giornate estive, ma anche per concedersi un momento di relax o di meditazione e preghiera. Il santuario della Madonna dell’Ambro, situato a 680 metri sul livello del mare nella valle fra i monti Priora e Castel Manardo, nel comune di Montefortino, è meta di visitatori e credenti tanto da essere chiamato “la piccola Lourdes dei Sibillini“.
La vicenda della sua nascita è, tra fede, leggenda e storia, legata ad un’apparizione della Vergine datata attorno all’anno mille quando, si dice, Maria sia apparsa ad una pastorella, Santina, muta dalla nascita. La fanciulla era solita portare i fiori raccolti lungo il pascolo davanti ad un’immagine della Madonna, che le avrebbe dato il dono della parola.
Certo è che il primo documento che attesta la presenza di un luogo di culto nella gola montana è datato 1073: in un antico archivio di Montefortino si leggeva che “l’abate Rolando, superiore del monastero di S. Anastasio, in territorio di Amandola, ed Alberto conte suo fratello, figli di Adalberto conte, Monaco sacerdote nel medesimo convento, discendente di sangue longobardo, cioè di Grimaldo quondam Alberti, cedono alla chiesa della Vergine Santissima di pertinenza di detta abbazia in loco quod dicitur amarus (poi ambro probabilmente per un’errata trascrizione amanuense) in fundo stateriano unitamente alla signoria di castel Manardo, a cui era mancato il proprio conte, 1042 modioli (circa 300 ettari) di terreni situati nei dintorni della chiesa stessa: cum terris, vineis, mollendinis et follis”.
Il santuario venne presieduto per oltre quattro secoli da monaci benedettini, che si erano stabiliti nel piceno fondando numerosi monasteri, fra cui quello dei Santissimi Vincenzo e Anastasio in Cisano, in prossimità di Amandola. Attorno al 1439 del monastero dell’Ambro rimaneva poco, essendo più volte stato al centro di confische legate a contrasto fra papato e impero e delle lotte fra comuni. Il santuario passerà poi sotto l’amministrazione del comune di Montefortino, poi sotto la responsabilità del Capitolo metropolitano di Fermo nel 1574 fino a quando, nel 1890, venne affidato ai Padri Cappuccini della provincia picena, i quali lo curano tutt’ora.
Della costruzione del 1000 non possediamo dati, ma si presume fosse solamente una piccola cappellina. Venne poi ampliata con l’afflusso di pellegrini, e subì lavori di restauro verso metà ‘400, per poi essere ricostruita ex novo nei primi decenni del’600, su disegno dell’architetto urbinate Ventura Venturi. La costruzione visibile oggi è invece opera del XX secolo, possibile grazie all’impegno del sindaco di Montefortino Antonio Serafini e, più in là, da Padre Luigi da Monterado e Padre Sebastiano Domenichini. Reso inagibile dal terremoto del 2016, il santuario è stato riaperto alle visite nel 2018.
L’Ambro non è solo legato all’aspetto religioso. È un punto di ritrovo per appassionati di pesca e montagna, essendo il fiume habitat di meravigliosi esemplari di trote e i sentieri che salgono sulla Priora (2334 m.) o sul Castel Manardo (1919 m.) capaci di regalare panorami magnifici.

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