Bellissima, bravissima, elegantissima. Serena Rossi ha illuminato lo Sferisterio di Macerata con un concerto che è andato ben oltre il semplice spettacolo: un vero e proprio viaggio dentro l’anima di Napoli, raccontata e cantata attraverso musica, storia e memoria collettiva.
L’attrice e cantante partenopea ha stupito il pubblico anche con la sua presenza scenica: un cambio d’abito a metà serata, dal bianco luminoso e clamoroso a un vestito scuro di straordinaria eleganza, ha accompagnato un crescendo emotivo che ha travolto gli spettatori. Non è stato solo un One Woman Show, perché accanto a lei c’erano sei musicisti di grande talento, ma è indubbio che l’energia magnetica e il carisma di Serena abbiano dominato il palco.
Lo spettacolo è stato interamente dedicato a Napoli, con un repertorio che ha riscoperto tradizioni antiche e raccontato pagine fondamentali della sua storia. Rossi ha evocato figure femminili avanguardiste, ha ricordato le Quattro Giornate che liberarono la città dall’occupazione nazista, e ha reso omaggio ai “Treni dei bambini” del dopoguerra, citando libro e film a cui lei stessa ha partecipato come interprete indimenticabile, senza però mai autoincensarsi. Una scelta che conferma non solo la sua bravura, ma anche la sua umiltà.
La sua capacità di passare con naturalezza dalla recitazione al canto è stata la chiave di un’esibizione che ha emozionato e divertito. Indimenticabile il medley senza accompagnamento strumentale, interamente dedicato all’“ammore”, che ha attraversato un secolo di musica napoletana fino ad arrivare a Geolier, in una cavalcata che ha dimostrato tutta la versatilità e la potenza della sua voce.
Momenti quasi magici sono arrivati quando, prima di intonare Tammuriata Nera, Serena ha saputo affrontare temi delicati come la povertà della Napoli liberata e la nascita di bambini frutto di amore o, tragicamente, di violenza. Parole intense, pronunciate con un equilibrio raro: senza retorica, senza eccessi drammatici, ma con una sincerità che ha commosso il pubblico.
A fare da filo conduttore, l’invocazione di perdono a Partenope, la mitica sirena che, secondo la leggenda, diede origine alla città. Ma alla fine, tra applausi scroscianti e standing ovation, il pubblico non ha avuto dubbi: la vera sirena partenopea è stata lei, Serena Rossi. Uno spettacolo che ha lasciato un segno profondo e che resterà nella memoria dello Sferisterio.
Chapeau!





