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Ce l’hai calda? Quando i clienti fanno domande un pò bislacche…

Ci siamo mai chiesti di come ci vede chi lavora al pubblico e di quanti strafalcioni noi clienti facciamo involontariamente? Per non parlare di tutto quel self-control che hanno banconisti, cassiere e commesse per non riderci in faccia!

Fino ad oggi anche io, come molti di voi, non me l’avevo mai chiesto ma grazie ad una chiacchierata con Chantalle Boschi , studentessa, lavoratrice e mamma, mi si è aperto un mondo.

Esordisce subito con “Ce l’hai calda?” ma subito dopo mi tranquillizza “ Non pensare male, ma questa è la frase tipica che sento ogni giorno in pizzeria dove lavoro e che anche a me di primo acchitto mi pietrificava, ma ora ho imparato a decifrare gli algoritmi dei miei clienti”.

Mi spiega che esiste un ventaglio di clientela molto molto bislacco e non faccio in tempo a sentirne uno che già lei me ne descrive un altro, con un sorriso che fa trapelare divertimento ma che allo stesso tempo mi fa riflettere su quanto possa essere difficile e su quanto tutti i giorni nel nostro piccolo possiamo contribuire a rendere migliore o peggiore la giornata a questi lavoratori.

Ma bando alla ciance, facciamoci qualche risata insieme a Chantalle che inizia descrivendo “il cliente indeciso” quello che dopo aver pulito, lucidato e lustrato il vetro, inizia con la sua indecisione a riempire di impronte digitali il banco e il vetro e poi dopo averlo imbrattato di impronte, che quasi sembra una scena del crimine, ti fa “ma si dai, dammi la rossa semplice”.

Oppure i nonni e la merenda dei loro nipotini, che già alle 10 entrano in pizzeria e ti chiedono “Non è che hai la pizza coi WIUSTEL che c’ho i monelli che tornano da scuola e non so che dargli a merenda”. Eh sì, parliamo di “monelli” perché Chantalle lavora in una pizzeria di Jesi.

“Bhè Sonia, poi abbiamo il cliente maratoneta che ti fa fare avanti e dietro, dietro e avanti, e poi sceglie la pizza che si trovava dall’altro capo del mondo! Questo tipo di cliente non posso che ringraziarlo perché almeno mi fa fare attività sportiva!”

Ma il “cliente centralinista” è stata una scoperta davvero buffa: parliamo di quello al telefono che mentre parla si piazza davanti al bancone e fa “Margherita” e subito gli porgi la pizza e ti fa “No, no, scusa chiamavo la ragazza al telefono!”.

Infine il cliente insoddisfatto che di fronte a 24 teglie ti fa “Ma hai solo queste?” che tu non sai se ridere oppure cambiare mestiere, ma al tempo stesso il cliente insoddisfatto è equilibrato e ha un avversario il cliente “Molto bè” quello che ti riempie di gioia perché torna indietro per dire che la pizza è buona “molto bè” come dicono gli jesini!

Per concludere in bellezza, mi ha detto “se parli con un banconista di una pizzeria ti dirà anche del cliente del sabato sera che alle 19 si presenta e ti chiede di ordinare per la sera stessa e tu lo guardi senza nemmeno rispondere e questo silenzio fa intuire a lui di andare veloce e a gambe levate”.

Un lavoro che sicuramente richiede dedizione e amore, perché da questa piccola intervista ho potuto capire la difficoltà che c’è dietro e soprattutto la pazienza tanto che ridendo la mia intervistata mi dice prima di andare “dai alla fine non è poi cosi stressante psicologicamente, ora scusami che ritorno al mio ospedale psichiatrico a fare terapia di disintossicazione da clienti strambi!”.

Sonia Iacchelli

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