Il 2026 si apre con una doccia fredda per le tasche dei cittadini di Macerata. Secondo le ultime rilevazioni dell’Unione Nazionale Consumatori, la città marchigiana ha registrato a gennaio un’impennata dei prezzi dell’1,8%, un dato che la proietta tristemente sul secondo gradino del podio nazionale per l’inflazione, a pari merito con Pistoia e superata solo da Cosenza (+2,6%).
I numeri del rincaro
Mentre la media nazionale si attesta su un più contenuto +1%, Macerata vede quasi raddoppiare questa cifra, confermando un trend di aumenti che la vede ormai da anni come la realtà più costosa delle Marche. Per una famiglia media maceratese, questo si traduce in una spesa supplementare di 399 euro annui.
Il confronto con le altre province marchigiane evidenzia un divario netto:
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Ascoli Piceno: +1,1% di inflazione (aggravio di 244 euro).
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Ancona: +0,6% di inflazione (aggravio di 142 euro).
Analisi dei costi: non solo alimentari
A pesare sul bilancio domestico è principalmente il “carrello della spesa” (beni alimentari di prima necessità), ma non è l’unico colpevole. Un ruolo determinante è giocato dai servizi, con particolare riferimento alla sanità. Molti cittadini, per bypassare le liste d’attesa del sistema pubblico, sono costretti a ricorrere a prestazioni private, con costi che gravano pesantemente soprattutto sulla popolazione anziana.
Il contesto nazionale
Nella classifica dei 78 capoluoghi monitorati, Macerata torna ai vertici della negatività, una posizione che non occupava da due anni. L’anno scorso la città sembrava aver trovato un equilibrio migliore, posizionandosi oltre il trentesimo posto.
In termini assoluti di spesa annua, Macerata è quarta in Italia, preceduta da:
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Cosenza: +506 euro
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Pistoia: +487 euro
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Bolzano: +465 euro
All’estremo opposto troviamo Campobasso, l’unica città italiana in controtendenza: con un’inflazione negativa del -0,1%, permette alle famiglie locali un risparmio, seppur simbolico, di 24 euro all’anno.



