Il mondo dello sport marchigiano è in lutto per la scomparsa di Alberto Prenna, una figura che per decenni ha incarnato lo spirito e la passione della Maceratese. All’età di 85 anni, quello che tutti ricordano come un difensore d’altri tempi e un uomo di rara integrità, ha lasciato un vuoto incolmabile tra i tifosi e i cittadini.
Una vita in biancorosso
La carriera di Prenna è stata un lungo atto d’amore verso i colori biancorossi. Approdato alla Maceratese alla fine degli anni ’50, divenne rapidamente un pilastro della difesa grazie a una fisicità imponente e a un carattere indomito. Nonostante una breve parentesi lontano dalle Marche — che lo portò a vestire maglie prestigiose come quella della Fiorentina, prima che un infortunio al ginocchio ne limitasse l’ascesa verso la Serie A — il richiamo di casa fu troppo forte.
Tornato a Macerata nel 1965, non si è più allontanato, alternando il campo alla sua attività professionale privata, dimostrando come si potesse eccellere nello sport senza mai perdere di vista il valore del lavoro e della famiglia.
Il ricordo di chi ha condiviso il campo con lui
Chi ha avuto il privilegio di giocare al suo fianco o di essere guidato da lui nel settore giovanile ne parla oggi con profonda commozione. Tra gli ex compagni e gli addetti ai lavori che lo hanno frequentato negli anni, emergono tratti comuni:
L’esempio tecnico e morale: Viene descritto come un “secondo padre” per molti giovani atleti, capace di trasmettere non solo la tecnica difensiva, ma soprattutto la cultura del sacrificio e della grinta.
La trasparenza: Chi lo conosceva bene sottolinea la sua onestà intellettuale. Era un uomo schietto, che non amava i giri di parole e che faceva della coerenza la sua bandiera.
L’attaccamento alla maglia: Anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 1973, Prenna è rimasto un punto di riferimento in società, ricoprendo ruoli tecnici e dirigenziali fino alla fine degli anni ’80.
Un’eredità che resta
Fino all’ultimo, Alberto Prenna non ha mai smesso di seguire le sorti della sua squadra, gioendo per le recenti promozioni e restando un osservatore attento e appassionato dalle tribune dello stadio.
Con la sua scomparsa, Macerata non perde solo un ex calciatore, ma un simbolo di un calcio d’altri tempi, fatto di polvere, sudore e un legame viscerale con il territorio. La sua memoria resterà viva in tutti coloro che, entrando in campo o sedendosi sugli spalti, cercheranno ancora quel “senso della sfida” che Alberto sapeva trasmettere con un semplice sguardo.



