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“La spina dorsale”, di Danni Antonello. Una nota

È stato appena pubblicato per Giometti & Antonello “La spina dorsale”, volume postumo di Danni Antonello, poeta d’origine veneta trasferitosi a Macerata, scomparso nel 2017 a soli 39 anni. Uscita durante la vita dell’autore su plaquette e riviste, la poesia di Antonello trova in questo libro una sistemazione organica, con la stessa titolatura, “La spina dorsale”, di due plaquette a tiratura limitata uscite rispettivamente nel 2001 e 2011. In circa 170 pagine il volume, curato dai prosecutori del lavoro editoriale avviato da Antonello nel 2013 e introdotto da Andrea Ponso, mette assieme, come specificato nella nota editoriale, testi che vanno dal finire della fase giovanile agli ultimi frammenti scritti. Grande studioso di letteratura francofona e fine comparatista, Danni Antonello è stato, ancor prima che editore, un poeta. Trasferito da Cittadella a Macerata per conseguire un dottorato di ricerca, aveva aperto una libreria antiquaria in piazza Mazzini, Scaramouche.

“[…] no, sono cane di terra, e fredda, / non riconosco imperativo” dice il testo che apre la sezione “Pianura”. La lingua di Danni Antonello, sì intrisa di rimandi letterari ma mai da questi scavallata, si presenta volutamente scura, densissima nel suo attraversare il tempo della vita come da fuori, eppure verticale, capace di tracciare una geologia letteraria che aggiunge ai suoi riferimenti scrittorii un Io mai domo, che nella precisione del suo dettato sa accendersi di un lirismo i cui simboli credo si possano rintracciare in alcuni lemmi indicativi. Tornano infatti con frequenza parole che rimandano alla semantica del cielo e della terra, sì classici della poesia moderna e romantica ma qui modulati a rispondere ad un’urgenza di espressione che rende Antonello un poeta non solo dalla riconoscibile cifra stilistica (e quindi dalla intrinseca originalità), ma anche dallo spirito imprendibile, non categorizzabile, non etichettabile per questa sua innata capacità di prendere dai grandi scrittori declinando alla sua maniera la loro letteratura, con la cospicua aggiunta della sua esperienza, “mai con spirito epigonale”, come sottolinea, giustamente, Andrea Ponso in prefazione. D’altra parte, la poesia di Antonello, “belva senza alfabeto e scriba”, è una poesia che, oltre a far sua la lezione dei maestri, dice chiaramente che “la fame è la prima ragione ancora”: anche in virtù di questo i versi si pongono come un incessante dialogo con poeti e artisti amati. Un testo in particolare (pagina 99), si rivolge ad O.M., presumibilmente Osip Mandelstaam, poeta russo vissuto a cavallo fra ‘800 e ‘900 e di cui la Giometti & Antonello ha pubblicato l’epistolario e l’opera in versi: […] a salma scoperta spegnendosi cantava / di città infami, di capitelli […]”. Si legge poi, a pagina 129, di “vento”, “ombre”, “linee” e “orizzonte”, assemblati in una sintassi assertiva e diretta, un esempio lampante di come si decifri la Poesia: “[…] Nasce parlante e si ripete, è tutta sabbia, / la stessa che prima era pietra, blocco / di linee e linee senza orizzonte e oltre… // Per rubare la copia dell’orizzonte / ha venduto persino il falsario. / E quello sì, quello era innocente”.

Con dediche ad amici e conoscenti, la scrittura di Danni Antonello trova nell’universalità dell’invisibile il meccanismo che consente al suo svolgersi di penetrare nel cuore del lettore attento. E si insedia lì, rimane a chi lo legge come rimane, a chi lo ha conosciuto, il ricordo di una persona estremamente gentile e che, come proprio dei grandi animi, sapeva mettere chiunque a proprio agio senza che chi lo incontrava sentisse il peso della sua enorme cultura artistica. “La spina dorsale” è disponibile sul sito della casa editrice e nelle librerie.

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