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Nabucco chiude il Macerata Opera Festival 2026: una grande serata allo Sferisterio tra memoria, potere e attualità

Ci sono serate in cui andare all’opera significa assistere a uno spettacolo. E poi ci sono serate in cui l’opera diventa un vero e proprio evento. È stata decisamente una di queste la rappresentazione di Nabucco andata in scena il 9 agosto 2026 all’Arena Sferisterio di Macerata, appuntamento che ha chiuso la stagione lirica del Macerata Opera Festival 2026.

Già prima dell’inizio era evidente di trovarsi davanti a una serata speciale. Lo Sferisterio ha accolto una folla delle grandi occasioni, con un’arena che, se non ha fatto registrare il tutto esaurito assoluto, ci è andata davvero molto vicina. E non è passato inosservato nemmeno il pubblico internazionale: accanto agli spettatori marchigiani e italiani era infatti molto folta la presenza di ospiti stranieri, ulteriore conferma di quanto il Macerata Opera Festival continui ad avere la capacità di attirare appassionati anche oltre i confini nazionali.

L’impatto dell’arena è straordinario e, come e più di sempre, anche l’acustica dello Sferisterio si è confermata eccezionale. La particolare conformazione dello spazio permette alla musica e alle voci di arrivare al pubblico con una presenza notevole, creando quella sensazione di partecipazione che difficilmente si può replicare in un teatro tradizionale.

Nabucco Macerata

Nabucco, una storia antica che parla ancora al presente

Nabucco, del resto, è un’opera che possiede una straordinaria capacità di parlare al pubblico contemporaneo. La vicenda raccontata da Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera mette in scena potere, fede, guerra, oppressione, popoli costretti all’esilio e soprattutto uomini che, nella loro ambizione, arrivano a oltrepassare qualsiasi limite.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che colpiscono maggiormente osservando oggi il dramma verdiano.

Il personaggio di Nabucco, sovrano che arriva a considerarsi una divinità, rappresenta una delle immagini più potenti dell’opera: il potente che smette di riconoscere i propri limiti e finisce per credersi un dio. Un tema che, osservato con gli occhi del 2026, appare tutt’altro che appartenente a un passato remoto.

Il potere assoluto, la presunzione di chi ritiene di poter decidere il destino degli altri, i conflitti tra popoli e religioni, l’esilio e la ricerca di una propria identità sono temi che continuano a essere presenti nella nostra quotidianità. Ed è forse proprio questa la grandezza di un’opera come Nabucco: non ha bisogno di essere forzatamente attualizzata per risultare attuale.

Il video mapping invade lo Sferisterio

Uno degli elementi più caratterizzanti dell’allestimento firmato da Paul-Émile Fourny è senza dubbio l’utilizzo del video mapping e delle proiezioni curate da Mario Spinaci.

È una scelta che, inevitabilmente, può dividere il pubblico. Gli appassionati più legati a una concezione tradizionale dell’opera potrebbero non apprezzare fino in fondo una presenza così importante della componente video, soprattutto quando questa arriva a occupare in maniera evidente l’immensa parete dello Sferisterio.

Al contempo è difficile negare che questa soluzione abbia contribuito a rendere più dinamici alcuni passaggi di una rappresentazione che, considerando la sua durata di quasi tre ore, avrebbe potuto rischiare di risultare visivamente più statica.

Le immagini diventano così un ulteriore strumento narrativo. Il muro dello Sferisterio viene trasformato in una superficie sulla quale prendono forma memoria, scrittura, storia e simboli. L’idea del muro, legata alla dimensione di Gerusalemme e dell’esilio, diventa il punto di partenza di un impianto visivo che cerca di accompagnare lo spettatore dentro il mondo di Nabucco.

Le proiezioni non sono quindi soltanto un elemento decorativo, ma contribuiscono a cambiare continuamente la percezione dello spazio. Il gigantesco fondale dello Sferisterio assume forme e significati differenti, mentre immagini, elementi naturali e architetture contribuiscono a costruire una sorta di racconto parallelo.

Particolarmente suggestivo è il rapporto con l’acqua e con il mare, che trova uno dei suoi momenti più evocativi durante il “Va’, pensiero”. È uno di quei passaggi nei quali la dimensione visiva riesce a dialogare efficacemente con quella musicale, ampliando ulteriormente la percezione dello spazio.

Nabucco Macerata

Un cast di primo piano

L’allestimento ha visto sul palco un cast composto da Ariunbaatar Ganbaatar nel ruolo di Nabucco, Anastasia Bartoli come Abigaille, Alberto Comes nei panni di Zaccaria, Laura Verrecchia come Fenena e Alessandro Scotto di Luzio nel ruolo di Ismaele.

A completare il cast sono stati Renzo Ran come Gran Sacerdote di Belo, Simone Fenotti come Abdallo e Alessia Camarin nel ruolo di Anna. La parte musicale è stata affidata alla FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana, mentre il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” è stato preparato da Christian Starinieri. La direzione è stata di Fabrizio Maria Carminati.

Da sottolineare l’effetto complessivo prodotto dalla presenza del cast, dell’orchestra e del coro all’interno dell’immenso spazio dello Sferisterio con tantissimi applausi a scena aperta non solo nel momento conclusivo.

È proprio nella dimensione collettiva che Nabucco trova una delle sue ragioni più forti. Il coro, in particolare, rappresenta una componente fondamentale dell’identità dell’opera e momenti come “Va’, pensiero” mantengono intatta la capacità di creare una partecipazione emotiva che supera la semplice esecuzione musicale.

“Va’, pensiero” e la forza della memoria

Parlare di Nabucco a Macerata significa inevitabilmente parlare anche del suo momento più celebre. Ma il “Va’, pensiero” di questa produzione non è sembrato semplicemente il momento atteso dal pubblico per ascoltare uno dei brani più famosi della storia dell’opera.

All’interno dell’allestimento di Fourny, il canto degli ebrei diventa soprattutto un momento di memoria, nostalgia e ricerca della propria identità. Le immagini proiettate e il movimento dell’acqua contribuiscono a dilatare ulteriormente lo spazio dello Sferisterio, creando una parentesi quasi sospesa rispetto al resto della rappresentazione.

E forse è proprio qui che Nabucco riesce a parlare più direttamente al pubblico di oggi. L’idea di una comunità privata della propria terra e costretta a guardare indietro verso un luogo che non può più raggiungere non appartiene soltanto alla storia raccontata da Verdi. È un’immagine che, purtroppo, continua a essere comprensibile anche nel nostro presente.

Una chiusura di stagione all’altezza dello Sferisterio

La sensazione lasciata dalla serata del 9 agosto è dunque quella di un Macerata Opera Festival capace di chiudere la propria stagione lirica con una grande serata di pubblico e di spettacolo.

Nabucco non è una produzione che cerca necessariamente di mettere tutti d’accordo. L’utilizzo molto presente del video mapping e delle immagini può piacere oppure lasciare qualche dubbio agli spettatori più tradizionalisti. Ma proprio questa scelta contribuisce a dare alla rappresentazione una precisa identità e, soprattutto, rende particolarmente interessante il rapporto tra il capolavoro verdiano e l’architettura dello Sferisterio.

Quello che rimane, alla fine, è soprattutto la sensazione di aver assistito a un grande evento. Un’arena quasi completamente piena, un pubblico internazionale numeroso, una produzione visivamente ambiziosa e un’opera che, a distanza di quasi due secoli, continua a mettere sul tavolo domande sorprendentemente contemporanee.

Potere, fede, guerra, esilio, memoria e il pericoloso confine tra autorità e delirio di onnipotenza. Sono temi che rendono Nabucco molto più di un’opera da conservare nella memoria del repertorio lirico.

La serata del 9 agosto ha così chiuso il sipario sulla stagione 2026 dello Sferisterio lasciando una certezza: il Macerata Opera Festival continua a rappresentare uno degli appuntamenti culturali più importanti dell’estate italiana e una realtà capace di richiamare pubblico anche da molto lontano.

E la prossima stagione è già all’orizzonte. Il Macerata Opera Festival ha infatti già presentato le opere che comporranno il cartellone della prossima stagione: ne parleremo presto sulle pagine di Fox Mag, tornando a raccontare quello che si preannuncia come un altro capitolo importante per lo Sferisterio e per la lirica a Macerata.

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