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Grano: anche i produttori delle Marche soffrono la siccità: previsto -20% di produzione

“Sarà una campagna da record quest’anno per il grano duro delle Marche, con una eccellente produzione sia per quantità che per qualità, come da tempo non se ne registrava. Bisogna tornare al 2012 per vedere un peso specifico della granella così elevato, unitamente a parametri organolettici che esaltano le caratteristiche di un cereale destinato all’industria e a tanti pastifici artigianali”.

Parole di Andrea Novelli, direttore del Consorzio Agrario di Ancona di soltanto due anni fa. Ed invece oggi lo scenario è completamente differente.

Anche i produttori di grano della Regione Marche devono affrontare il problema della siccità, del rincaro del prezzo dei carburanti e la situazione generale internazionale. Ad affermarlo nel corso di una recente intervista, è stata Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti della nostra Regione, che ipotizza un calo di produzione intorno al 20%. Cifra considerevole ma che in altre regioni come la Sicilia sale fino al 30%

Al centro di una situazione davvero complicata in Ucraina per via del conflitto che non sembra conoscere fine, il grano ovviamente rimane una delle materie prime alimentari più richieste in ogni parte del mondo. Nelle Marche ci sono oltre centomila ettari di campi coltivabili: si prevede per quest’anno una produzione in calo del 20% rispetto agli oltre quattro milioni di quntali prodotti lo scorso anno.

La ragione di questo calo è dato in primis dalla siccità che anche nella nostra Regione si fa sentire anche se non allo stesso livello di altre zone dell’Italia. In più c’è anche un problema nella filiera della produzione con i rincari di energia e carburante che stanno diventando ogni giorno più pesanti.

Stando alla Presidente Gardoni i concimi registrano un aumento del 170% mentre l’incremento medio dei costi per un’azienda che produce cereali è di circa il 68% secondo uno studio specializzato. Per uscire dall’emergenza, stando a Coldiretti, l’Italia dovrebbe uscire dalla dipendenza dal grano estero (64% per quanto riguarda quello tenero per il pane, del 38% per quello duro necessario alla produzione della pasta).

Soluzione? No dipendenza dall’estero + ricerca e innovazione
La ricetta dell’Associazione è aumentare la produzione nel nostro Paese con una resa dei terreni ottimizzata, bacini di accumulo dell’acqua piovana contro la siccità ed un importante intervento pubblico nella ricerca dell’innovazione tecnologica per rispondere ai sempre più evidenti cambiamenti climatici anche in tutte le regioni italiane.

I cambiamenti climatici oramai non possono più essere considerati soltanto una questione “ambientale” generica ma vanno sempre più ad impattare anche la sfera economica e che con il tempo non potranno che aumentare il loro peso se non si prenderanno provvedimenti importanti volti a renderli meno impattanti anche quando andiamo a fare la spesa. Senza dimenticare i costi anche in termini di salute con certi tipi di patologie in costante aumento e non solo più nelle grandi città.

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